Baùbo: la dea dell’oscenità

MA CHI È BAÙBO?
Vi è un’espressione evocativa: Dice entre las piernas, parlare con ciò che sta tra le gambe. Un racconto che si lega a questo modo di dire è senz’altro la storia di Baùbo, l’antica e irriverente divinità greca dell’oscenità, le cui origini vanno ricercate in culti più arcaici. Tracce del suo culto affiorano appena nei testi antichi, segno di un’adorazione sepolta dalle conquiste. Eppure, il frammento sopravvissuto ci racconta la sua essenza.

Baùbo compare nel mito di Demetra e Persefone. Dopo il rapimento della figlia da parte di Ade, Demetra, inconsolabile, maledisse la terra rendendola sterile. Smarrita e afflitta, giunse a un villaggio dove incontrò un essere singolare: una donna senza testa, i capezzoli come occhi, la vagina come bocca. Era Baùbo, che danzando in modo osceno e narrando storielle licenziose riuscì a strapparle un riso liberatorio. Quel riso restituì alla dea la forza di continuare la ricerca, portando infine alla restituzione di Persefone e alla rinascita della terra.

Baùbo incarna l’energia ancestrale delle grandi dee neolitiche, immagini potenti della femminilità primordiale. Non è solo simbolo di fertilità, ma della saggezza che nasce dal corpo, dell’espressione senza censure, del riso terapeutico che scioglie la malinconia. Tra donne, il linguaggio viscerale, le confidenze sfrontate e le storiele licenziose tramandano questa eredità.

Baùbo ci insegna che un po’ di oscenità non è trivialità, ma medicina: risveglia la libido, dissipa la collera e riconnette le donne alla loro essenza più profonda. Forse non sapremo mai quali parole sussurrò a Demetra, ma possiamo intuirne il potere.

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